Vermouth e fumo

I suggerimenti di Luigi De Rosa
pubblicato il 16/11/2024

Parliamo di un prodotto conosciuto da tutti, dell’aperitivo italiano per eccellenza, il Vermouth.

Ha origini remote, il Vermouth, nasce dalla necessità di conferire longevità a vinificazioni non sempre eccellenti, aromatizzando il vino per servirlo successivamente in diversi contesti.

Tracce del processo le ritroviamo già in Grecia e in Roma antiche. Per trovare Vermouth vero e proprio, però, dobbiamo attendere la metà del XVIII secolo, quando a Torino una bevanda a base di vino, aromatizzata con radici e erbe, tra cui l’assenzio (in tedesco “Wermut” appunto), cui venne aggiunta probabilmente acquavite, ideata da Antonio Battista Carpano, si diffonde rapidamente in tutti i salotti della città.

Il successo si allarga a tutta Europa, ma è l’Italia che resta, anche per la valorizzazione data da grandi marchi italiani, Martini & Rossi e Cinzano su tutti, il centro di questo “vino”.

È considerato l’aperitivo italiano per eccellenza per la sua versatilità. Lo si beve infatti abbinato a un dry gin, aromatizzato con scorze di agrumi, oppure in versione “dry”, per chi ama cocktail leggeri, e ancora, rosso, per chi desidera qualcosa di più dolce, o bianco, per chi apprezza i sapori equilibrati ma non stucchevoli.

Insomma, il Vermouth ha fatto la storia perché può trovar posto dove e come si preferisce e quando si desidera, abbinato anche un buon sigaro o a una miscela da Pipa, a delle fumate consapevoli.

IL SUGGERIMENTO DI DE ROSA
Dopo un richiamo generale al Vermouth, mi sia consentito entrare nello specifico di ciò che più mi piace, ovvero l’abbinamento coi tabacchi, sia arrotolati a forma di sigaro che trinciati in tabacco da Pipa. Non sembri strano infatti che la tanto decantata versatilità del Vermouth possa tranquillamente abbinarsi a due prodotti, che pur avendo la stessa origine botanica, sono completamente diversi, anche perché esistono più Vermouth. Il “Vermutât” è un prodotto nostrano, prodotto dall’Azienda agricola Gori di Nimis, ricavato da “vino atto a divenire Ramandolo”. Si tratta di un vino fortificato e aromatizzato con una generosa dose di assenzio, un discreto sentore di cannella, frutta secca, dolce al punto giusto, che lascia però un palato di velluto, semplicemente elegante e sublime. Le sue note di frutta secca mi portano a scegliere, per contrapposizione, l’Italico Storico, sigaro italiano di cui ho scritto in questo numero, che richiama le note tostate del Vermouth, ma con una identità leggermente balsamica che si abbraccia perfettamente al “vino”. Entrambi si sostengono come su un’altalena che dondola adagio da un lato all’altro con la medesima intensità. Ho provato anche l’abbinamento del Vermutât col tabacco da Pipa. Qui ho preferito un abbinamento per concordanza, optando per un tabacco dell’azienda danese Mac Baren, il Burley Flake, dove per Burley intendiamo il tabacco principale della miscela e Flake il taglio in fetta sottile (usato nel ‘700 per la conservazione dei tabacchi durante i lunghi viaggi). Questa tipologia di tabacco racchiude in sé delle caratteristiche che sostengono perfettamente il Vermutât, se fumato lentamente, come si dovrebbe fare con la Pipa. Note di nocciola, spezie, cioccolato, una dolcezza discreta data dal Virginia e un pizzico di virilità conferito da una discreta dose di tabacco Kentucky curato a fuoco, per un bilanciamento perfetto di note dolci e tostate, che accompagnano il “vino” in un matrimonio di sensi molto interessante. Direi che il Vermutât, così abbinato, possa ritagliarsi un posto in un dopo cena autunnale di silenzio e meditazione. Complimenti a Gori dunque e ritagliatevi quando potete del tempo godendo del fumo consapevolmente occasionale, di un buon sigaro, o di una Pipa.

Serene Fumate.