Una storia di Grado

Sedersi ai tavoli della Tavernetta all’Androna a Grado è godere di un’esperienza sensoriale, a partire dall’ambiente circostante
pubblicato il 25/03/2026

Sedersi ai tavoli della Tavernetta all’Androna a Grado è godere di un’esperienza sensoriale, a partire dall’ambiente circostante. Il ristorante si trova nel cuore del “Castrum” tra l’androna sul retro delle mura perimetrali di Santa Maria delle Grazie (struttura di stile romano risalente al V° secolo) e il Battistero della Basilica di Sant’Eufemia (monumento paleocristiano).

Lo sguardo cade su mattoni intrisi di storia, in un’atmosfera davvero unica.

I Tarlao, ristoratori di lunga storia in Grado, approdano venticinque anni fa all’Androna con i fratelli Allan e Attias, proponendo, nel solco della tradizione di famiglia e del ristorante, cucina di mare e pescato freschissimo.

La storia dell’Androna inizia ben prima dell’arrivo di Attias e Allan come quest’ultimo rivela con una certa emozione mentre ne ripercorre la storia: “A dare l’inizio all’avventura dell’Androna sono state due sorelle, le proprietarie dei muri, le quali aprirono una classica trattoria di pesce. A Grado all’epoca, parliamo della fine degli Anni Cinquanta ed inizio Sessanta, c’erano solo due ristoranti importanti: il San Giusto e il Riviera. Il servizio era quello riservato a una clientela di alta classe e con disponibilità economiche significative, diciamo anche a una certa nobiltà. Per diciassette anni gestirono il locale, per passarlo poi a Gianni Frausin, che per un ventennio ne mantenne il prestigio. Nel 2001 è cominciata l’avventura mia e di mio fratello. All’inizio con l’indispensabile presenza di mio padre Osiris e di mia madre Franca, da cui abbiamo ereditato la passione che alimenta il motore di questa complessa macchina. Ci hanno trasmesso, con il loro esempio, anche la disponibilità e il sacrificio che una professione come la nostra richiede”.

Con ancor maggiore emozione Allan ricorda nonno Narciso, che frequentò la scuola alberghiera dell’isola (come testimonia un attestato trovato tra le carte della famiglia, datato 1928), e poi si imbarcò sulle navi del Lloyd Triestino solcando il Mediterraneo e non solo . E dai suoi viaggi nacquero i singolari nomi di battesimo dei Tarlao, cognome, invece , tipicamente gradese.

Nonno “Ciso” restò affascinato dall’Egitto, dai Faraoni e dalle piramidi, e così chiamò suo figlio Osiris, mentre per il figlio più giovane s’ispirò all’Oceania e lo chiamò Sydney. E Osiris diede ai suoi figli i nomi Allan e Attias.

L’Androna ha saputo evolversi, modificarsi, capire il mutare delle richieste della clientela, e ha saputo stare al passo dei tempi con acume e intelligenza imprenditoriale, senza dimenticare le origini.

Nel variegato menu trovano spazio i “classici dei Tarlao”, ovvero piatti creati dal nonno e riproposti con orgoglio quotidianamente. C’è quindi la Zuppa di pesce del Ristorante Adriatico, ma molto interessante è il Risotto alla “Ciso”, con scampi e fasolari al profumo di tonno.

“E’ stato l’arguto nonno Ciso a crearlo – continua Allan –, utilizzando l’olio con il quale si conservava il tonno per la mantecatura, con un tocco insolito. Mi raccontava che era stata una necessità in quanto all’epoca non c’era molta disponibilità di materie prime (considerate le ristrettezze economiche) e poiché sua moglie faceva la custode all’Arrigoni, un’azienda che conservava in scatola tonno e sardine, ogni tanto portava a casa qualche confezione non perfetta per l’immagine. Il nonno con grande astuzia pensò bene di frullare l’olio e utilizzarlo per la mantecatura, dando un tocco particolare al piatto”.

Ma veniamo ai giorni nostri perché, per l’ennesima volta, c’è stato un rimescolamento e un aggiornamento delle proposte gastronomiche e enologiche.

I Tarlao fanno parte del team di Friuli Via dei Sapori, il Consorzio che riunisce 24 ristoratori top della regione, affiancati da una cinquantina di aziende, distillatori, vignaioli e artigiani del gusto.

La prima cena spettacolo a Grado è stata fatta nell’area del porto Mandracchio, nel cuore dell’isola.

Dopo aver rinnovato l’interno del locale, circa una decina di anni fa, si sono registrate radicali rivoluzioni nelle abitudini della clientela: a partire da quelle legate alla necessità di limitare il consumo dell’alcol, imposta dal Codice della Strada, e agli anni della pandemia, che ormai sembrano solo un brutto ricordo, ma che invece hanno inciso profondamente nei comportamenti della gente.

“Abbiamo voluto cambiare l’immagine legata al luogo comune di ristorante ‘costoso’ – continua Allan -, dovuta forse all’arredo, al tovagliato, a una certa eleganza, per cercare di avvicinare nuova clientela, senza perdere i nostri affezionati clienti. Abbiamo allungato il banco all’interno, inserendovi una vetrina, dove all’ora di pranzo c’è mio fratello Attias, per realizzare a vista cicchetti e piattini, stuzzicanti mezze porzioni. Parete ardesia dietro il banco e sui tavoli le carte con le degustazioni e con gli abbinamenti anche a bicchiere di vini da sete e ben selezionati con attenzione a un buon equo rapporto qualità prezzo. Ci sono sempre ostriche, crostacei e molluschi, acciughe e burro di latte crudo francese oltre a molte altre accattivanti proposte”.

Un biglietto da visita per quanto poi si potrà degustare seduti ai tavoli imbanditi con eleganza e garbo, nell’androna, sotto un enorme ombrellone che inonda d’ombra la “piazzetta”, creando un ambiente unico. Ci pensa la cucina a stupire con piatti emozionanti, con protagonista il pescato, declinato in vari modi e accompagnato dai prodotti di stagione dei vicini orti di Fossalon. Tecnica e fantasia di chef Attias e l’ambiente unico renderanno indimenticabile l’esperienza.