Un’altra primavera per Dordolla

Una visita al paese della Val Aupa aggrappato alla vita sotto il Zuc dal Bôr, tra sguardi originali e presenze intraprendenti
pubblicato il 19/04/2025

Nel mese di febbraio Dordolla risplende ai raggi del sole tra le dieci del mattino e le tre del pomeriggio: ci arrivo intorno alle nove, quando è ancora silente e ombrosa e un velo di brina ricopre prati e campi. All’ingresso del paese, nello spoglio scenario invernale, mi accoglie un rigoglioso campo coltivato, l’unico grasso e verdeggiante sotto le bianche goccioline della gelata antelucana: scoprirò più tardi che è l’ortaggio tipico del luogo, una rapa dal colletto viola che serve a preparare il fermentato per la pietanza del brovedâr o brovadâr, presidio slow food della zona. Normalmente le rape vengono raccolte entro dicembre, ma questo inverno anomalo ha ritardato la crescita e il raccolto del piccolo appezzamento, destinato solitamente ad essere valorizzato per la sagra del brovedâr, che si tiene in paese a inizio primavera ogni due anni (la prossima sarà nel 2026).

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