Non c’è futuro senza sinergia

Intervista a Cristian Specogna, tradizione, ricerca e innovazione nei Colli Orientali del Friuli
pubblicato il 16/11/2024

Sui nostri meravigliosi e smeraldini Colli Orientali, Cristian Specogna e il fratello Michele portano avanti con passione l’azienda vitivinicola di famiglia fondata dal nonno. Da Rocca Bernarda a Forbes è stato un attimo: la loro azienda infatti, nel 2023, è stata inserita tra le dieci storie di successo delle piccole e medie imprese che rappresentano le eccellenze italiane. Grazie a un forte radicamento alla terra di confine, alla passione, alla ricerca, alla necessità di preservare questo piccolo lembo di terra estremamente prezioso e fragile – soprattutto a causa dei forti cambiamenti climatici degli ultimi anni -, Cristian Specogna è riuscito a portare i suoi vini molto in alto, entrando di diritto nella classifica dei 50 migliori vignaioli al mondo della rivista americana “Food & Drink Magazine” e ricevendo la nomina di Miglior Vignaiolo d’Italia 2023 dalla Vinoway Wine Selection. Grandi e importanti riconoscimenti quindi, che stimolano i fratelli Specogna ancora di più nel continuo investimento nella ricerca.

L’azienda consta di 25 ettari di terreno dai quali vengono prodotte in regime biologico e non intensivo circa 130.000 bottiglie all’anno che vengono vendute in oltre 40 paesi nel mondo. “Il nostro lavoro consiste nel preservare il nostro territorio, non solamente nel produrre vino. La qualità del nostro prodotto deriva anche dalla qualità del terreno, dell’aria e del buon funzionamento di tutto l’ecosistema circostante. Per questo siamo soddisfatti nel dire che oltre agli ettari vitati abbiamo anche rimboschito 5 ettari di territorio circostante che protegge le nostre colture. Abbiamo iniziato inoltre una produzione di miele e olio e stiamo cercando di riequilibrare un ecosistema armonioso e resiliente soprattutto in questi anni in cui viviamo un sempre più forte impatto del cambiamento climatico con conseguente aumento della siccità. Pertanto abbiamo aderito al progetto transfrontaliero IRRIGAVIT, coadiuvati dai ricercatori dell’Università Ca’ Foscari di Venezia che si occuperanno di analizzare la composizione isotopica dell’acqua delle precipitazioni, del suolo e delle linfe xilematiche e di integrare il modello di irrigazione con le dinamiche di assorbimento dell’acqua dei vigneti. Si tratta di un progetto ambizioso ma necessario, in linea con quelli che sono i dettami dell’Unione Europea stabiliti dal Green Deal e dalle Strategie di mitigazione.”, racconta orgoglioso Cristian. A questo progetto si uniscono le collaborazioni con le Università degli Studi di Udine e di Trieste, che si basano sulla ricerca e lo studio di piante che possano essere sempre più resilienti in climi sempre più estremi.

“Facciamo una viticoltura di precisione: stiamo attenti ad eventuali sprechi di acqua, studiamo i migliori trattamenti, vogliamo mantenere intatta la salubrità dell’aria e dell’intero territorio. Dobbiamo renderci conto che tutto il sistema è importante, la natura funziona se il lavoro è corale, se l’ecosistema è sano. Il compito della nostra azienda e, in generale, delle aziende, soprattutto quelle giovani, è quello di investire sulle possibilità di preservare l’intero sistema-natura, preferendo la qualità alla quantità della produzione.” In quanto a progetti radicati sul territorio, l’azienda Specogna ha avviato anche delle collaborazioni con associazioni locali per promuovere l’inclusione sociale e la valorizzazione del capitale umano, del lavoro, della creatività e del territorio. Nasce così la sinergia tra Specogna e la Fondazione Progettoautismo Fvg. I ragazzi del centro Home Special Home della Fondazione hanno creato delle preziose etichette per alcune edizioni speciali delle bottiglie dell’azienda Specogna. Racconta Cristian Specogna: “Da quest’anno i ragazzi della Fondazione hanno iniziato ad essere parte di tutti i momenti più importanti della produzione del nostro vino, dalla vendemmia alle prime fasi della vinificazione e dell’imbottigliamento. In questo modo le bottiglie che nasceranno da questo progetto saranno sempre più reali ambasciatrici delle capacità di questi ragazzi e del loro prezioso apporto.”

Quello che Cristian mi fa capire, con tutte le attività e i progetti di cui si fa portabandiera, è che il futuro dell’imprenditoria è quello di pensarsi come parte di un grande ecosistema, esattamente come lo è la sua vigna. Non è più possibile pensare alla crescita senza una sinergia con altre realtà, senza una visione ampia e proiettata alla salvaguardia di territorio, tradizioni e benessere sociale. Una crescita senza condivisione non è più possibile e non è più sostenibile, nel senso più ampio del termine. Molte nuove aziende giovani si stanno insediando sul territorio, soprattutto nell’ambito vitivinicolo, portando innovazione, ricerca, resilienza, nuovi progetti e un importante ricambio generazionale proiettato verso una visione più ampia e concreta di futuro.