Andare a ricercare le origini dei prodotti diventa sempre difficile, perché, molto spesso, queste si perdono nella notte dei tempi e mescolano fra di loro storie documentate e leggende.
Di certo possiamo dire che il termine Wermut significa assenzio (Artemisia Absinthium) in tedesco, in seguito francesizzato in Vermouth ed italianizzato in Vermut.
La prima citazione nota sull’assenzio la troviamo nella Bibbia, precisamente nel libro dell’Apocalisse: “Il terzo Angelo suonò la tromba e cadde dal cielo una grande stella, ardente come una torcia e colpì un terzo dei fiumi e le sorgenti delle acque.
La stella si chiama Assenzio. Un terzo delle acque si mutò in assenzio e molti uomini morirono per quelle acque, perché erano diventate amare.” Apocalisse 8, 10-11.
Come si può intuire, l’assenzio, già dalla sua prima citazione, si identifica come qualcosa di estremamente negativo e pericoloso. Il detto “Amaro come l’assenzio” si riferisce non solo al gusto, ma anche ad una vita costellata di stenti e privazioni, una vita amara.
Da quando l’uomo ha scoperto le bevande fermentate, come il vino e la birra, derivanti da fermentazioni spontanee, incontrollate, quindi non sempre gradevoli, nasce l’esigenza di correggerne i difetti. Le varie scuole di medicina, prima la Cinese Tibetana, poi l’Ayurvedica ed infine la Mediterranea hanno sempre utilizzato le erbe, le spezie ed il miele per creare i loro rimedi medicamentosi utilizzando come solvente una bevanda alcolica. Prima dell’anno 1000 a.C., in Cina, da uva, riso, miele, assenzio ed altre erbe e spezie si preparava il vino di Chang, inizialmente riservato agli imperatori e poi diventato prezioso medicinale. Anche in India, nel 600 a.C., si consumava un vino con assenzio dalle proprietà rinvigorenti ed energizzanti.
Attorno al 400 a.C., sull’isola di Kos, Ippocrate dà vita ai primi vini ippocratici, infusi con assenzio, dittamo di Creta e miele, dalle proprietà miracolose. Durante la dominazione di Roma inizia a prendere piede la medicina mediterranea che unisce tutte le conoscenze dei diversi popoli facenti parte del grande Impero Romano. In seguito, grazie anche alla traduzione dei testi greci, il sapere viene custodito e tramandato all’interno degli ordini monastici i quali svolgono un ruolo fondamentale nella storia della medicina.
Con le crociate (dal 1095 al 1274) i Cristiani entrano in contatto con la cultura araba dalla quale imparano l’arte della distilla-zione.
L’invenzione della stampa (1448) permette il diffondersi della conoscenza ed in seguito le grandi scoperte geografiche hanno fatto sì che si potessero avere a disposizione ingredienti fino al momento completamente sconosciuti, ma molto interessanti.
Nascono in questo periodo, che va dal 1600 al 1700, molti liquori di erbe e spezie, amari, gin e vermouth.
Storicamente la creazione del Vermouth viene attribuita ad Antonio Benedetto Carpano che attorno al 1786 non fa altro che codificare la sua ricetta commercializzandola nel negozio Marendazzo, sotto i portici di Piazza Castello a Torino.
È da questo momento che il vino all’assenzio, da millenario rimedio medicamentoso, diventa un prodotto voluttuario che incontra il gusto della clientela e fa tendenza. Nella seconda metà del 1800 esplode a Torino “l’ora del Vermouth” , cioè il momento preserale in cui ci si incontra per consumare il noto aperitivo.
Oggigiorno il Vermouth sta vivendo una fase di riscoperta e rinascita dovuta anche al fatto che non esiste una ricetta uni-voca, per cui ogni produttore può sbizzarrirsi nella ricerca di sentori, profumi e gusti sempre diversi, a patto di mantenere comunque l’assenzio tra le erbe di base.
Nel mondo della mixology, in continua evoluzione, il fatto di avere a disposizione un Vermouth che già di suo garantisce una perfetta miscibilità, ma con sfumature sempre diverse è un fatto estremamente positivo e stimolante che impegna i bartender nel riproporre le grandi ricette classiche di cocktail modificandole, oppure creandone delle nuove.
Rimanendo nel territorio del Friuli-Venezia Giulia la mia attenzione è stata catturata dal VERMUTÄT, un Vermut che l’azienda Gori Agricola di Nimis, per la quale viene prodotto, così racconta: “Nato e cresciuto tra le colline della zona di produzione DOCG Ramandolo, il Vermutât è la pura espressione della nostra terra con un tono innovativo ed estroso che lo contraddistingue. Come la sua etichetta, è composto da diversi elementi che combinati tra loro formano qualcosa di unico: vino atto a divenire Ramandolo DOCG, erbe e spezie evolvono assieme in un vermut capace di rappresentare al meglio il territorio di Nimis e la sua storia”.
Al naso si riconoscono subito i sentori del Ramandolo DOCG, arricchiti da un mix di sentori di erbe e spezie che lo rendono suadente e delicato. In bocca la sensazione di dolcezza, mai eccessiva, lascia spazio ad una componente di acidità del vino che da freschezza, esaltata da note amaricanti ed astringenti delle botaniche molto fini.
Proviamo a riscoprire “l’ora del Vermouth” di ottocentesca memoria proponendolo fresco e liscio oppure on the rocks con alcuni cubetti di ghiaccio o, perché no, in miscelazione a creare un drink innovativo e speciale.
L’ESSENZIALE
30 ml Vermutât
20 ml Amaro Nonino Riserva
20 ml Gin Risorgimento 5
10 ml caffè cold brew Oro Caffè
1 sfera di cioccolato fondente
Ginger fresco.
Versare gli ingredienti in un mixing-glass, tranne il caffè, e mescolare delicatamente con il ghiaccio. Filtrare in un bicchiere old fashioned con ghiaccio, decorare con la sfera di cioccolato con all’interno il caffè freddo ed una strisciolina di zenzero fresco. Si consiglia di assaggiare il drink come viene proposto e poi, con l’ausilio di un cucchiaino, spaccare la sfera di cioccolato in modo da mescolare il caffè con il restante cocktail.



